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Secondamarea: un'isola di musica

Ilaria Becchino e Andrea Biscaro racchiudono nel loro album i respiri della natura

di Nadia Macrì - 28 maggio 2018
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Si intitola SLOW l'album del duo toscano d’adozione residente all’Isola del Giglio,  il cui concept rappresenta una sorta di grande inno alla natura, in tutti i suoi aspetti, prodotto da Paolo Iafelice, che contiene 12 brani inediti dal taglio pop-folk scritti dagli stessi Secondamarea, con la partecipazione di musicisti quali il batterista e percussionista Leziero Rescigno (La Crus, Amour Fou, Mauro Ermanno Giovanardi), il bassista Lucio Enrico Fasino (Patty Pravo, Mario Biondi, Fiorella Mannoia) e il trombettista Raffaele Kohler (Baustelle, Afterhours, Vinicio Capossela).

Il duo formato Ilaria Becchino e Andrea Biscaro ha riscosso da subito consensi e riconoscimenti sia in Italia che all'estero vincendo molti premi trai quali Premio Ciampi, Premio De André, Premio Bindi, Biella Festival, Festival Internazionale di Monaco di Baviera, Premio Bianca d’Aponte e conta all’attivo numerose collaborazioni. Tra cui la diffusione sonora a Palazzo Vecchio per tutta la durata della mostra di Antonio Possenti dedicata al poeta Dino Campana, Alda Merini, la quale ha scritto la prefazione del libro-album “Canzoni a carburo”, Tiziano Sclavi celebre autore e creatore del fumetto Dylan Dog e Antonio Marangolo storico collaboratore di Paolo Conte, Francesco Guccini e Vinicio Capossela con cui hanno suonato quattro inediti inseriti nella riedizione dell’album Gli anni del mare e della rabbia.

Li abbiamo raggiunti per farci raccontare la loro musica che esplora i temi della natura, del clima, dell'acqua, dei boschi e degli effetti che questi hanno sull’uomo e sulla sua capacità di osservare il mondo.

È appena uscito il vostro album in italiano ma che ha un titolo inglese, come mai questa scelta?
Perché il termine SLOW evoca decine di significati, decine di sfumature che vengono immediatamente collegate al concetto base del nostro concept: la lentezza nello stile di vita. È un termine evocativo, sonoro e multiforme, al contrario del suo corrispettivo italiano.

L’album è dunque un inno alla lentezza eppure avete dichiarato di averlo scritto in fretta, è un paradosso o una necessità?
Nessun paradosso, anche perché la genesi è stata invece molto lunga. Era un disco che avevamo dentro di noi da tanto tempo e, proprio per questo motivo, è stata rapida la composizione. Inoltre crediamo che il concetto di SLOW possa significare anche velocità, qualora essa sia consapevole, libera, gioiosa.

Facciamo un passo indietro, come e quando nascono i Secondamarea?
Nascono circa 15 anni fa, da un incontro speciale, in un luogo speciale, l'Isola del Giglio. Una splendida voce (Ilaria) e un abile songwriter (Andrea) decidono di vivere insieme e di scrivere canzoni insieme. E si battezzano Secondamarea.

Voi vivete dunque in una piccola isola toscana, quanto c’è di questo territorio nei vostri suoni?
Molto, inevitabilmente. Intanto ci sono i suoni dell'isola: i ritmi della natura, il respiro delle maree, i silenzi profondissimi, le risacche, i canti degli uccelli, i venti. E poi ci sono i suoi profili, i boschi, la macchia mediterranea, i profumi, i segreti, la meravigliosa solitudine, la lontananza, la nostalgia. Infine la nostra stessa vita sull'isola, misurata a passi, a respiri, a bracciate, a volte stellate.

Sicuramente c’è molto nei testi. Se è vero che le favole finiscono tutte con “e vissero felici e contenti”, voi date un indicazione precisa: “cominciano dai boschi”.  È così?
Beh, sì. Pensaci bene, e ti accorgerai che in tutte le favole c'è di mezzo un bosco. La Natura è la madre di ogni buona storia.

Avete seguito l’Eurovision Song Contest? Cosa manca secondo voi alla musica italiana rispetto quella internazionale?
Nella musica italiana manca il respiro internazionale. Si tratta di stile, di intenzione, di atmosfera, di mood. L'Italia tende a chiudersi facilmente in una nicchia musicale precostituita e facilmente riconoscibile. Forse non le interessa parlare al mondo. Non è il nostro caso.

Mentre qual è l’artista italiano che vi incuriosisce di più musicalmente?
In questo momento in Italia non c'è qualcuno che ci fa impazzire, al contrario di tante realtà americane ed inglesi, ad esempio. Non c'è molta ricerca musicale in Italia, nel senso che le canzoni sono sempre piuttosto prevedibili. Tuttavia apprezziamo e ascoltiamo Vasco Brondi (Terra è un disco bello e interessante), i Baustelle (i primi due album sono spiazzanti e coraggiosi), Motta (forse il cantautore con il piglio più internazionale), Vinicio Capossela (anche se si è allontanato ormai troppo da ciò che lo rendeva speciale).

La vostra band è formata da musicisti importanti, unendo le loro collaborazioni avremmo un cast sanremese perfetto! Come avete unito questa band di grandi nomi?
È stata una scelta del nostro produttore, Paolo Iafelice. Volevamo musicisti che potessero entrare nelle nostre canzoni senza snaturarle, mantenendo intatto quel respiro acustico, organico, di legno, di corde, così caratteristico del nostro stile. Beh, che dire? Direi che ci siamo riusciti!

Pop fa dunque rima con folk?
Proprio così! Nel caso specifico della nostra musica, sono due definizioni che calzano a pennello.

In chiusura una domanda semi-seria: qual è la vostra nota musicale preferita e perché?
Il SI, perché è un affermazione. E in un mondo che nega, che sfalsa, che nasconde, affermare è la cosa più importante che c’è.


Secondamarea - Petrolio
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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