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Hotel Monroe: un nuovo viaggio rock

La band emiliana prodotta da Roberto Drovandi degli Stadio si racconta.

di Nadia Macrì - 30 maggio 2018
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Gli Hotel Monroe sono una band di Parma composta da Roberto Mori (voce e percussioni), Nicola Pellinghelli (sintetizzatori, programmazione, chitarra, cori), Enrico Manini (chitarra elettrica, chitarra acustica), Luca Sardella (basso, cori) e Marco Barili (batteria).

L'Ultima Cosa Che (feat. Dank) è il loro ultimo singolo, prodotto da Roberto Drovandi (bassista degli Stadio) per Twins104/Believe Digital.

Un gran bel rock con un deciso tocco di freestyle, grazie al featuring di Dank, rende il brano molto coinvolgente che cattura domande e risposte attraverso immagini, ricordi, rimpianti e una gran voglia di libertà.
La canzone anticipa il nuovo album in uscita entro fine anno e noi li abbiamo raggiunti nella hall del loro mondo per capire un po' cosa dobbiamo aspettarci.

Siete in radio con un gran bel rock italiano, la lingua è una scelta?
Sì. Abbiamo qualcosa da dire e visto che siamo in Italia, il miglior modo per farlo è la nostra lingua. Chiaro, con il nostro genere non è semplice, ma ci piacciono le "sfide"!

Facciamo un passo indietro, come e quando nascono gli Hotel Monroe?
Gli Hotel Monroe nascono nel 2013, ma come band esistiamo dal lontano 2005. Eravamo una cover band, ci chiamavamo Moon Walk ma non facevamo nulla di Michael Jackson (ridono ndr). Facciamo cover rock in italiano, appunto.
Hotel Monroe è un progetto più ambizioso: musica inedita e musica che scuota un po’ l’animo delle persone, noi compresi...
Bisogna darsi una svegliata, su svariati fronti e noi pensiamo che la musica sia un mezzo potente per “scuotere le anime”!

Poi l’incontro con Roberto Drovandi, ci raccontate dove vi siete conosciuti?
L’incontro è avvenuto per una serie di felici coincidenze. Rientravamo alla fine della scorsa estate da un viaggio nel quale abbiamo registrato le nuove pre produzioni. Circa una ventina di nuove canzoni. E poche settimane dopo eravamo nel salotto di uno dei più importanti musicisti a livello italiano… da lì è iniziata la nostra collaborazione, ma soprattutto la nostra amicizia!

Avete un grande produttore, ma qual è lo scoglio più grande per una giovane band?
Affacciarsi in un mondo dove la musica e l’espressione musicale, almeno come la intendiamo noi, è ridotta ai minimi termini, non è semplice. Musica come “emozione” ormai è un concetto quasi dimenticato. Basta guardare quante poche possibilità ci sono per suonare dal vivo e nello stesso tempo quanto risalto viene dato ai talent televisivi.

E se invece dico Stadio voi rispondete?
Roberto Drovandi!

Attualmente quale band o artista italiano vi incuriosisce di più musicalmente?
Ce ne sono tanti: Motta, Io Sono Un Cane, The Zen Circus. Ci piacevano tanto i Blastema, peccato abbiano mollato...
In ogni caso, non facciamo nulla che appartiene al mondo “Indie mainstream” che sempre più si sta facendo strada nel mercato discografico (se così possiamo ancora chiamarlo).

Da cover band per molti anni c’è una canzone chiave per voi, quella che vi rispecchia o vi racconta un po’?
Mmmm. Dirti una canzone diventa difficile. Siamo persone molto diverse tra noi...
Sicuramente ci siamo ritrovati in molte canzoni/viaggi dei Negrita e dei Litfiba.

Nel vostro brano ci si sente un po’ in bilico fra libertà è rimpianti, ma la musica è libera? Si può cantare tutto?
Noi vogliamo ancora credere che la musica sia libera ma in realtà è molto vincolata alla domanda, anche se oggi non c’è nemmeno una vera e propria domanda. Sono meccanismi molto complessi ma pensiamo che chi avrà il coraggio di essere se stesso, non tramonterà mai e rimarrà nella storia.

C’è anche una collaborazione che esalta la creatività e l’improvvisazione. Rock può far rima con rap?
Ci abbiamo provato. Maestri in questo sono stati Linkin Park.
Siamo stati contenti di collaborare con un grande professionista dell’improvvisazione come Dank. Un Genio!

In chiusura una domanda semi-seria: qual è la vostra nota musicale preferita e perché?
Ti sembrerà strano, ma abbiamo davvero una nota preferita: il LA.
E’ dal LA che si accordano le chitarre e la scala di LA- è spesse volte frequentata (e non solo perché si usano solo i tasti bianchi sul pianoforte…). La sua corrispondente maggiore è il DO ovvero la nota centrale sul pianoforte. Quindi diciamo che il LA rappresenta la ricerca dell’armonia tra noi e il DO è l’inizio di un nuovo viaggio che porta poi alle nostre canzoni.


Hotel Monroe - L'Ultima Cosa Che (Official Video) ft. Dank
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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