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Umberto Boccioni, genio e memoria

In mostra Al Mart di Rovereto dopo il successo di Milano per il centenario della morte dell'artista.

di Matteo Franzoni - 10 dicembre 2016
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Nell'anniversario del primo centenario della morte di Umberto Boccioni, Palazzo Reale a Milano prima e il Mart di Rovereto poi, hanno dato lustro e riconoscimento ad uno dei principali artisti del Novecento italiano. Dopo il grande successo di critica e pubblico registrato a Milano, l'esposizione è stata rivista dando vita ad un nuovo progetto espositivo grazie alle collaborazioni con musei e collezioni private che la hanno resa ancora più esaustiva e attraente per il pubblico.

Un allestimento completo, dai dipinti ai disegni, dalle incisioni alle sculture, da fotografie dell'epoca a riviste e giornali per raccontare la figura e lo spessore artistico di Boccioni, partito con la corrente del Divisionismo per poi approdare nel movimento futurista di Marinetti.

La mostra è articolata in cinque sezioni: Atlante, Sogno simbolista, Veneriamo la Madre, Fusione di una testa con il suo ambiente, Dinamismi.

Le prime tre riguardano una fase privata e più intimista della vita dell'artista mentre le ultime due sono più mondane e riguardano gli ultimi anni della vita di Boccioni. Lo scopo non è seguire il percorso artistico in senso cronologico, quanto in senso tematico consultando sia le opere di Boccioni che quelle dei suoi contemporanei esposte unitamente alle sue per permettere al pubblico di comprendere meglio da dove sono venute le idee, da dove è stato preso spunto e vedere i suoi progressi e gli studi realizzati prima di produrre le tele esposte. Nella prima sala la sezione Atlante, dove lo spettatore può trovare le memorie dell'artista, che dimostrano la sua immensa cultura visiva, i suoi diari di quando era giovane e alcune sue fotografie, oltre ad uno spazio specifico per alcuni degli affetti più cari, dipinti ai primi del Novecento.

Segue la sezione Sogno simbolista che vede Boccioni impegnato in viaggi all'estero, Parigi e Russia, che gli permettono di conoscere meglio l'arte nel mondo e unirla alla conoscenza degli studi antichi già eseguita in Italia. Viene poi una sezione fondamentale, Veneriamo la madre, perchè per Boccioni ha sempre avuto un ruolo chiave la figura femminile e in particolar modo quella della madre, dipinta in svariate occasioni, oltre alla sorella e alle amiche con un grande uso del controluce e di altri effetti luminosi che ne hanno caratterizzato e personalizzato le tele prodotte.

La quarta sezione, denominata Fusione di una testa con il suo ambiente, mostra un Boccioni in fase di cambiamento, quando dalle vedute en plein air l'artista passa alla periferia di Milano e con essa matura l'arte futurista della città moderna.

Ultima sezione presente, Dinamismi futuristi, nella quale l'artista sviluppa il tema del dinamismo plastico studiando il movimento sia grazie a dipinti che con la scultura, realizzando alcune tra le maggiori opere a lui riconducibili. Un percorso che affascina lo spettatore, lo incuriosisce e che gli permette di comprendere e approfondire le scelte artistiche di Boccioni grazie al confronto con le opere che lo hanno ispirato e guidato, un'esposizione che avvicina il visitatore alla sua arte grazie ai disegni preparatori che mostrano come è nata l'idea e come l'artista ha scelto di valorizzarla. Un racconto inedito del più grande maestro del Futurismo, non la classica retrospettiva grazie alla raccolta di documenti che appartengono alla sfera personale e privata che rendono l'esposizione un diario visivo di ciò che ha contribuito a formare il linguaggio artistico di Boccioni unitamente alle sue ricerche da ragazzo. La mostra mette al centro questi documenti che sono l'atlante della memoria e il filo conduttore del maestro, sono il cuore e la sorgente del percorso.


L'autore

Matteo Franzoni

Matteo nasce nel settembre del 1970. Sin dai primi anni di vita dimostra un forte interesse per l’arte e la comunicazione. 
Grazie a questa passione si iscrive alla scuola di grafica e arti visive di Bologna, dove sviluppa e affina le sue qualità artistiche. Diplomato nel 1992 si getta anima e corpo nel mondo della grafica, lavorando per varie aziende della provincia bolognese.
Nel 2000 si trasferisce a Fiorano e nel modenese conosce la differenza tra la grafica pubblicitaria e la grafica ceramica, data la specializzazione nel settore ceramico dell’intero distretto.
Negli anni a venire approfondisce la sua passione per la fotografia, facendola diventare parte integrante del suo mestiere. Spazia dai reportage di matrimonio alle foto di eventi e concerti.
Nell'ultimo anno amplia le sue competenze e grazie all'esperienza accumulata negli anni a livello comunicativo decide di intraprendere, unitamente a grafica e fotografia, anche la la professione di giornalista. Scrive e collabora con varie riviste on line come Omnibus e Giornalisti On Line.
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