Oggi è ...

A tu per tu con Edoardo Sylos Labini

"La destra non si è occupata di tematiche culturali per tanto tempo e la sinistra le ha strumentalizzate"

di Silvia Valenti - 26 marzo 2014
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Per un attore cosa significa calcare il palco di un teatro?
È come per un religioso entrare in luogo sacro. Il teatro per chi lo fa, per chi ha studiato recitazione e ama questo mestiere è un luogo dove si svolge un rito.

 

Davanti alla telecamera, invece, come si trova?
È tutto diverso, è un altro mondo. Spesso ci sono ritmi molto veloci, altre volte si stanno ore nei camerini o nelle roulotte ad attendere e si va in scena per pochi minuti e ne frattempo prima e dopo qualcun altro ha lavorato per te. Non c’è quel rapporto diretto con il pubblico che c’è, invece, nel teatro: questa è la grande differenza.

 


Labini nei panni di D'Annunzio - © Pino La Pera
C’è un ruolo che ha interpretato a cui si sente più legato?
A teatro sto interpretando una serie di personaggi storici, da Marinetti a Balbo, da Mazzini a D’Annunzio a cui sono molto legato. D’Annunzio in particolare è quello che mi è più entrato nella pelle, ho fatto una vera e propria trasformazione fisica per interpretarlo al meglio. Da più di un anno ho preso le sembianze del Vate, anche i capelli non mi stanno più ricrescendo!

 

Ha ideato una forma di commistione tra teatro e musica, il Disco Teatro. Da ormai diversi anni collabora con il dj Antonello Aprea nei suoi spettacoli. Come nasce questa idea?
È nata 15 anni fa quando con stavo lavorando allo spettacolo Ballando Ballando con Giancarlo Sepe, dove interpretavo un dj, un animatore degli anni ’70. Uno spettacolo molto bello, muto, tratto dal film di Ettore Scola. Lì mi è venuta l’idea di mettere in scena quello che oggi è il nuovo simbolo della musica dal vivo: il dj, che con la sua consolle elettronica è come se disponesse di un’intera orchestra. Ho fatto questa scommessa e ho potuto contare sulla professionalità di Aprea che è anche uomo di teatro e ha una sensibilità artistica spiccata. Così è nata questa forma di linguaggio in scena.

 

C’è stato un evento o un incontro che ha segnato una svolta nella sua carriera?
Tutto quello che ho me lo sono conquistato con anni di gavetta. Tutto il mio percorso professionale è stato dettato da piccoli passi, non c’è stato un incontro in particolare che posso dire abbia segnato una vera svolta.

Ho però avuto la fortuna di iniziare subito con un grande regista, Giuseppe Patroni Griffi. Avevo appena finito la scuola di recitazione e il mio primo provino fu per uno spettacolo la cui regia era di Patroni Griffi, Questa sera si recita a soggetto di Pirandello. Eravamo in 500 o 600 al provino. Fui scelto, per un ruolo piccolo, ma era una compagnia molto importante e fu anche l’ultimo spettacolo di Alida Valli, un’icona del cinema internazionale. Questa fu sicuramente la mia fortuna, imparai molto da quel lavoro e Patroni Griffi fu un maestro fondamentale nei primi anni della mia carriera. Sono partito con il piede giusto, ma poi fu un percorso tutto in salita: in questo ambiente un attore può restare sulla cresta dell’onda pochi anni, ma se anche solo per un anno si ferma, ricomincia da zero. Devi continuamente conquistarti ogni cosa.

 


Il magazine online IlGiornaleOff.it
Dal 2012 ha dato vita a OFF la pagina culturale del Giornale e dall’autunno del 2013 è un magazine online che dà voce agli artisti emergenti, un po’ come cerchiamo di fare anche noi di Fratelli d’Arte. A suo parere l’Italia è ancora un paese per artisti? Ci sono opportunità di crescita?
C’è un grande potenziale, spesso inespresso e se si esprime molte volte non è conosciuto. Un artista vero è un artigiano: compone le sue opere anche in posti con poca visibilità, si esibisce in teatri “off”, espone in piccole gallerie. In Italia ci sono migliaia di artisti di livello. Bisogna tirarli fuori, farli vedere, dar loro l’occasione di dimostrare il loro valore. C’è pochissima attenzione in questo settore e poi soffre ancora di molti pregiudizi di carattere politico. Questa è la grande pecca del mondo della cultura italiana: è in mano alla sinistra, in un modo spesso razzista e soggetto a ignoranza e a schemi di qualunquismo militante. Questo per colpa di una destra che non si è occupata di tematiche culturali per tanto tempo e di una sinistra che, al contrario, le ha strumentalizzate.
Per esempio noi su OFF una volta abbiamo parlato di un paio di rapper. Questi hanno iniziato a insultarci dicendo che, siccome siamo legati a Il Giornale, facevamo loro schifo. Invece di ringraziarci per aver dato visibilità a due emeriti sconosciuti.

 

Quale, a suo avviso, dovrebbe essere il ruolo della politica per salvaguardare questo settore importante per la nostra economia italiana?
Io mi batto da tempo per le liberalizzazioni, per gli incentivi e l’apertura ai privati del comparto dell’intrattenimento culturale.

Un esempio è il meccanismo del tax shelter (un’agevolazione fiscale che permette la detassazione degli utili di impresa con la possibilità di beneficiare di uno scudo fiscale per la parte di utili investiti nella produzione e nella distribuzione cinematografica o teatrale ndr). Se lo Stato desse la possibilità di detassare quelle aziende che investono nell’intrattenimento culturale, ci sarebbe un vero mercato. Lo Stato deve tutelare i beni culturali, ma la gestione deve essere fatta da privati che devono poterci guadagnare e quindi far diventare un’opera d’arte un’operazione di marketing, senza snaturarne naturalmente l’essenza stessa dell’opera. All’estero basta un reperto del I secolo a.C. e ci sono milioni di visite nel museo, in Italia abbiamo moltissimo e questo settore sarebbe in grado di rilanciare la nostra economia. Lo Stato in Italia ha fallito per quanto riguarda la gestione pratica dei beni culturali, dia la possibilità ai privati di farlo.

 


Il teatro Valle di Roma occupato
E poi ci troviamo difronte ad uno scenario in cui tanti teatri soffrono, chiudono, vengono sostituiti con altre attività. Lo Smeraldo di Milano diventerà un supermercato, per esempio…
A Milano la giunta di sinistra si era riempita la bocca di belle parole sulla cultura e poi non ha fatto nulla per salvare quel teatro. Perché tutte le persone che si sono indignate e hanno protestato non si sono unite per rilevarlo e farlo ripartire? Era un teatro che negli ultimi dieci anni non funzionava più. Un vero peccato, ma allora che facciano qualcosa tutte le persone che si sciacquano la bocca con belle parole sulla cultura e l’arte. Un altro esempio: perché a Roma si permette che il teatro Valle sia occupato da più di due anni illegalmente? Si tratta di un teatro storico che non può più fare attività, non si consente a centinaia di macchinisti, tecnici, artisti, produttori, musicisti di lavorare. Ci sono una serie di piccoli scandali nel nostro ambiente e non vengono raccontati come si dovrebbe. Anzi vengono strumentalizzati, come nel caso di Pompei, dove qualche crollo e le conseguenti polemiche fanno saltare un Ministro.

 

La cultura italiana è universalmente riconosciuta come d’eccellenza e abbiamo turisti che vengono da tutto il mondo per visitare i nostri monumenti. Anche il teatro italiano può diventare internazionale?
Assolutamente si, ma bisogna ragionare in modo diverso, pensando ad una politica di marketing mirata e dando spazio a delle novità assolute. C’è tutta una qualità artistica che va scoperta e valorizzata. I cartelloni continuano ad essere pieni dei soliti nomi, delle solite opere, delle solite facce e questo ha fatto un po’ morire sia le imprese che la creatività.


© Marcello Norberth
Anche la promozione va cambiata: non ha più senso promuovere gli spettacoli con locandine, volantini, è diversa la comunicazione oggi e il linguaggio del marketing teatrale e delle produzioni deve adeguarsi al cambiamento. Gli impresari teatrali devono capire che sono un’impresa: hanno vissuto troppo a lungo alle spalle dello Stato perché il teatro italiano è andato avanti per decenni con i fondi pubblici. Dovrebbero pensare a mettere in scena un’opera per l’esigenza artistica di fare uno spettacolo bello, un evento che il pubblico possa amare, non solo per prendere i soldi dei finanziamenti. Il potenziale c’è, va colto.

 

Progetti per il futuro?
Con la consulenza artistica del teatro Manzoni di Milano per la prosa, sto lavorando per riprogrammare il cartellone di spettacoli con l’obiettivo di avvicinare i giovani al teatro. Nel frattempo sono in tournee con D’Annunzio nel mese di aprile tra Bologna, Firenze, Napoli, Catania e L’Aquila. Poi nella prossima stagione debutterò con un nuovo personaggio, Nerone.

 

Continua il filone storico dunque?
Si, ultimamente mi sono proprio specializzato in questi ruoli.


Edoardo Sylos Labini interpreta D'Annunzio
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L'autore

Silvia Valenti

Silvia Valenti è nata a Bergamo nel 1984.
Laureata in Comunicazione Politica e Sociale presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, è giornalista professionista dal 2012.
E’ corrispondente per Repubblica TV, coordinatrice di Benessere.com Tv e direttrice della rivista BMag Bergamo Magazine e del giornale online Fratelli d'Arte Magazine.
Nel 2013 ha collaborato all'organizzazione del “Concerto di Primavera”, evento musicale di beneficenza con 10 grandi interpreti della canzone italiana, che ha visto al Teatro Donizetti di Bergamo il gemellaggio tra la banda dell’Accademia della Guardia di Finanza e la Sanremo Festival Orchestra.
Dal 2010 al 2012 è stata giornalista, reporter e conduttrice presso l’emittente televisiva locale Videobergamo.
Dal 2011 al 2012 ha collaborato come freelance per il mensile economico finanziario Credit Magazine.
Nel 2010 ha lavorato come addetta stampa e organizzatrice di eventi per Legambiente Bergamo Onlus.
Dal 2007 al 2010 ha collaborato con la rivista di approfondimento culturale Dedalus.
E’ appassionata di fotografia, letteratura e nuove tecnologie.
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