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Intervista: i KuTso, con questo nome sono arrivati a Sanremo

Prodotti da Alex Britti, sono pronti al grande salto senza svestirsi

di Nadia Macrì - 28 gennaio 2015
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Continuano i nostri incontri con le Nuove Proposte che parteciperanno al prossimo Festival di Sanremo, ed è il turno dell'unica band in gara: i KuTso che uniscono scherzo e provocazione ad un linguaggio musicale gioiosamente frenetico e, sul palco dell'Ariston, presenteranno il brano Elisa, che sarà incluso nell’album Musica per persone sensibili in uscita il 12 febbraio, pubblicato da IT.POP e prodotto dai KuTso e da Alex Britti su licenza di Universal Music.

KuTso sono formati da: Matteo Gabbianelli (voce), Donatello Giorgi (chitarre, cori), Luca Amendola (basso, cori) e Simone Bravi (batteria).

La loro musica solare e irriverente è il tappeto sonoro di testi segnati da forti dosi di simpatico disfattismo e smielato sarcasmo.

Noi raggiungiamo al telefono Matteo Gabbianelli, in un pomeriggio pieno di interviste a meno 2 settimane dal Festival, ma ci sono tutti i KuTso e più volte per le risposte coinvolge con un tipico aiuto da casa gli altri componenti della band.

Nelle interviste che pubblichiamo spesso ci sono delle note di redazione che servono per far comprendere lo spirito dell'intervista (rido ndr.!), per questa considerate un "ridiamo ndr." per ogni domanda e per ogni risposta!

Facciamo subito un passo indietro, i KuTso come si sono conosciuti?
Noi ci siamo conosciuti in maniera molto professionale, suonando. Ormai questa formazione dura da un po' di anni e addirittura Simone Bravi, il nostro batterista ha dovuto superare un provino per entrare dentro questo gruppo che era già avviato da tanti anni. Ci siamo conosciuti grazie alla musica, suonando con lo stesso obiettivo comune.

E nonostante in tanti vi dicevano: "con questo nome non andrete da nessuna parte", arrivate a Sanremo che è un'occasione per farsi ascoltare da tantissima gente che magari non sa dell'esistenza di una band con un nome così autentico. E' un arrivo o una partenza?
Diciamo che è una tappa intermedia, nel senso che ci arriviamo dopo un lavoro durato anni. In realtà noi siamo stati dappertutto, in Italia e anche all'estero, con concerti, aperture e tante apparizioni, quindi è il culmine di un lavoro durato molto tempo. Siamo contenti, ma diciamo che è un trampolino per poi ripartire subito.

Venti anni fa il successo di Laura Pausini è iniziato dal Festival della canzone italiana... sono cambiati i tempi o è ancora possibile diventare star partendo da Sanremo?
I tempi mutano in continuazione e quindi la situazione di adesso non è quella di 20 anni fa. Io vedo Sanremo come una grande vetrina da sfruttare fino in fondo. Non credo nei miracoli, come non credo nei colpi di fulmini. Credo che sia un'occasione per arrivare a più gente possibile e quindi la sfrutteremo fino in fondo, però ripeto sempre inserita nel lavoro che abbiamo già fatto, quindi continueremo a fare quello che abbiamo già fatto.

Dicevi che non credi ai colpi di fulmine, ma quindi con Elisa come è stato?
Elisa è una canzone che riporta l'amore ad una sua dimensione più concreta e carnale. E' un gioco musicale che fa il verso al divario che c'è sempre stato tra uomo e donna: lei cerebrale e idealista; lui superficiale e materialista. E' uno swing gioiosamente frenetico con una melodia ariosa, circondata da un muro di chiassose chitarre a supporto di un cantato con picchi vocali al limite dell’epico. Il risultato è un coinvolgente fracasso.

Hai ascoltato i brani degli altri giovani in gara? Chi ti incuriosisce di più musicalmente?
Mi piace molto la voce di Serena Brancale, è una cantante jazz molto molto brava, mi incuriosisce il suo stile.

E se ci fosse stata la serata dei duetti per le nuove proposte, con quale artista vi sarebbe piaciuto condividere il palco dell'Ariston? 
Noi l'avremo fatto volentieri con Alex Britti che è anche il nostro produttore, quindi sarebbe stato un motivo in più per dividere quel momento insieme.

Dai dividerete il dietro le quinte! Manca pochissimo al Festival: è tutto pronto? Scelti soprattutto i vestiti, noi ci aspettiamo qualcosa di strano, sarà così?
Assolutamente sì, anzi vi dico che, lo dico a tutti gli italiani... che se andremo avanti, Donatello, il nostro chitarrista avrà un costume diverso per ogni serata, e in crescendo, quindi vale la pena farci arrivare fino in fondo! Perchè quest'anno ci saranno eliminazioni dirette, quindi è sicuro che ci saremo la prima serata, ma non è sicuro che andremo avanti nelle altre, ma vale la pena farci arrivare!

In crescendo non vuol dire quindi che si spoglierà e resterà in mutande, vero?
No, no, in crescendo... che diventano delle vere installazione corporali e non più dei costumi. Guarda, io voglio salire su quel palco solo per girarmi e guardare come Donatello è vestito!

In chiusura una domanda semi-seria: qual è la vostra nota musicale preferita? Se non vi mettete d'accordo su una nota faremo un accordo!
Allora visto che siamo un gruppo, ci distinguiamo anche in questo senso e ciascuno di noi dice una nota e vedremo l'accordo che esce. Allora SOL, LA, FA diesis e DO quindi abbiamo il FA diesis minore con la nona bemolle che non è un parente, ma è una...

Diciamo che sarà il titolo di una prossima canzone! Tanti auguri e speriamo di vedervi tante sere su quel palco!
(ah ridiamo ndr.)!


KUTSO - Elisa (official video)
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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