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A tu per tu con il disegnatore Andrea Pucci

Illustratore di sogni e fantasie

di Nadia Macrì - 21 marzo 2014
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L'arte di illustrare: ma tutto può essere riportato su un foglio?
Certo, tutto può essere illustrato, è proprio questa è la bella sfida di un disegnatore, l’avventura da vivere di fronte a quell’A4 bianco, che è così invitante per le potenzialità che senti di poter mostrare dentro a quella cornice ma che ti lascia spesso in crisi non sapendo da dove partire. Personalmente la ritengo la cosa che ci avvicina al Creatore, quello di riuscire a riprodurre la bellezza della realtà, che è sempre la prima ispirazione ed anche quello che mi ha mosso nel cercare di imparare questa arte. Affinandosi negli anni, questo poi ha trovato dei canali preferenziali rappresentativi, che sono il proprio stile personale; ci sono cose e atmosfere che preferisco rappresentare rispetto a tante (infinte) altre.

 

Facciamo un passo indietro, quando ha capito che disegnare sarebbe potuto diventare il suo lavoro?
Prima di diventare un lavoro c’è stata la passione di guardare tanti libri illustrati. Era un sogno l’idea di poter addirittura vivere disegnando, che è sempre stato un grande divertimento. Molte cose hanno segnato la mia immaginazione e il desiderio di riprodurre quello che vedevo è iniziato da subito.

Dall’asilo, con tanti autori immaginifici, Disney in primis, sia fumetto che animazione. Rimango molto legato alla prima enciclopedia illustrata che avevo in classe alle elementari, che sfogliavo e risfogliavo con grande attenzione e avidità. Poi sono arrivati tanti disegnatori che hanno letteralmente plagiato la mia fantasia: da Moebius (vate assoluto per la sua grandezza e versatilità stilistica e capacità di mostrare mondi immaginari) a Magnus, e poi Winsor McCay (con il suo geniale Little Nemo), Carl Barks, Hergè, Jacobs, Andrea Pazienza, Tanino Liberatore, Giardino, passando anche per Miyazaki, solo per citare alcuni, ma la lista sarebbe molto molto lunga.
E ovviamente tutta la formazione classica che rimane come percorso formativo necessario e che tutt’ora alimenta la mia creatività: Giotto, Beato Angelico, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Caravaggio. Da questo, passo passo sono arrivato prima al Liceo Artistico, e poi a un quadriennio di specializzazione in Illustrazione allo IED. Nella scuola ho imparato che oltre al divertimento e all’ispirazione nel disegno c’è anche tanta disciplina, e fatica! Tutto necessario per imparare a fare questo mestiere con rigore. La bellezza e la soddisfazione è sapere che quello che fai potrà formare e segnare l’immaginazione di tanti, proprio come è successo a me.

 

Fra i tanti lavori anche con la Disney che rappresenta l'Ariston per i cantanti... ma lavorando per un'azienda così importante c'è anche il peso della responsabilità, dell'ansia da prestazione?
Altroché! La Disney è stato il mio sogno nel cassetto per tanto tempo e quando è arrivata l’opportunità di collaborare, questo si è dovuto certamente confrontare con l’imponenza e la forza di una tradizione pluri-decennale che la Disney porta con sé, a cui sono così tanto legato e affezionato e che certamente non vuoi deludere. Questo però solo all’inizio, poi c’è stata tanta passione e gratitudine nel poter dare il proprio apporto creativo. Molto del lavoro svolto in Disney, è stato importante e formativo per quello che adesso è stabilmente la mia attività da disegnatore, ossia l’animazione. 

 


Jules Verne, il cartone - © Rai Fiction
E fra tutti i personaggi che ha illustrato a quale è più legato?
Direi a quello di Jules Verne (ne approfitto per fare un po’ di pubblicità!) Si tratta della serie animata che abbiamo appena terminato con lo studio Musicartoon e che è andata in onda su RaiDue lo scorso inverno. La serie prende spunto dai romanzi del famoso scrittore ma nel cartone animato è un giovane diciottenne alla ricerca di avventura che si trova a vivere ciò che poi scriverà. Insomma, secondo noi Jules Verne ha visto tutto quello che ha scritto! Mi piace molto quel sapore che c’è nei suoi romanzi e nelle sue avventure di “futuro antico”, quel fascino steam-punk, il tutto condito da atmosfere seducenti, misteriose e piene di interesse per la scoperta, insomma mi ritrovo tanto in lui e questo mi ha decisamente aiutato e stimolato a immedesimarmi per studiare le scenografie di tutta la serie (che sono state più di 600!)

 

E se invece lei fosse un supereroe quale sarebbe?
Molto probabilmente Super-Pippo. È favolosa quella sua aria candida e tonta insieme, uno che ha poteri incredibili, vola, ha il super udito, la vista a raggi-x, è invulnerabile, ma è anche goffo e imbranato, insomma sicuramente il suo essere impacciato che me lo fa sentire vicino. E adesso via! Contro il palo della luce!

 

Lei ha anche una bella e numerosa famiglia... negli anni i libri di favole della buonanotte li ha scelti dalla copertina?
La copertina di un libro è tutto, è ciò che ti spinge ad aprirlo e sfogliarlo, figuriamoci per libri così importanti per i bambini (e ovviamente per i miei figli) come quelli delle favole.
Ho sempre scelto a fronte di libri classici, come le favole dei fratelli Grimm o Andersen, la pubblicazione che aveva la migliore veste grafica e le illustrazioni più accattivanti. Devo ammettere che sono un fan sfegatato di Tony Wolf, nome evocativo e pseudonimo di Antonio Lupatelli, illustratore italiano per bambini, di cui, con la scusa di comprare i libri per i miei figli, ho preso quasi tutto. Il suo impatto sulla copertina rimane insuperabile, bellissimo!

 

Ma si può insegnare ad un bambino a disegnare o è un talento che cresce spontaneamente?
C’è sia l’uno che l’altro, o meglio non l’uno senza l’altro. Un talento naturale va aiutato e implementato da un lavoro di apprendimento e acquisizione tecnica che ci deve essere. È come uno sportivo che si ritrova un buon fisico ma senza allenamento non andrà molto lontano.

 


Contes de Voyages - © Rai Fiction
E si può disegnare ovunque? Qual è il posto più particolare dove non ha resistito e si è fermato per immortalare su un foglio una sua idea?
Si, si può disegnare ovunque, anzi questo è senz’altro il migliore degli esercizi, per tenere la mano allenata e raccogliere informazioni visive in ogni momento; può essere stimolante girare sempre con un piccolo taccuino su cui poter appuntare, come uno scrittore, quello che ti colpisce ovunque ti trovi: da un paesaggio urbano, a una fila di persone ferme in coda a una biglietteria alla stazione, un portone interessante o le persone che ami mentre si sta insieme. Una volta mi trovavo in treno, viaggiando da Roma a Milano, ed è stato un tempo proficuo in cui mi sono divertito a “fotografare” con la matita i passeggeri vicino a me, senza essere indiscreto chiaramente. Utili appunti per un disegnatore che possono fare comodo, anche a distanza di tempo.

 

Dal foglio al grande schermo, cambiano le prospettive e anche le emozioni?
Cambiano le modalità più che le emozioni. Gli stimoli grazie a Dio rimangono gli stessi. Per quanto riguarda il mio specifico che è lo studio delle scenografie, mi avvince molto di più pensarle per un cartone animato, mi piace sentirmi dentro quell’ambiente e far sentire chi guarda dentro quel posto. L’animazione ha un valore aggiunto che è certamente il movimento e questo permette tante possibilità narrative che un’illustrazione non può dare. Ma sono anche convinto che il potere evocativo che ha una immagine può essere più potente di qualcosa che viene descritto per filo e per segno attraverso l’animazione, la stessa differenza che c’è nel leggere un libro e nel vederlo raccontato da un film. Quello che immagini leggendo spesso supera quello che vedi su un grande schermo.

 


La luce del Sol - © Andrea Pucci
Posso fare un esperimento con lei? Io intervisto soprattutto cantanti e la mia domanda semi-seria finale è sempre la stessa: qual è la nota musicale preferita e perché. A questa domanda lei mi potrebbe rispondere con uno schizzo?
Il sol, perché mi ricorda la luce!


Jules Verne, il cartone animato
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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