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Dirige l'Orchestra il Maestro Clemente Ferrari

"La figura del direttore secondo me è un po' marginale, ma il suo compito è fondamentale a Sanremo"

di Nadia Macrì - 20 febbraio 2018
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Dirige l’Orchestra il Maestro Clemente Ferrari, canta Max Gazzè …canta Luca Barbarossa …canta Eva. Durante la 68esima edizione del Festival di Sanremo abbiamo sentito più volte il nome del direttore d’Orchestra Clemente Ferrari, anche direttamente dalla voce di Max Gazzè che ha condiviso con lui il Premio "Giancarlo Bigazzi" per il miglior arrangiamento, assegnato dall'Orchestra del Festival al brano in gara La leggenda di Cristalda e Pizzomunno.

Ma il palco dell’Ariston il Maestro Clemente Ferrari lo ha calcato molte volte in questi anni partendo nel 2001 con Paola Turci, e poi ancora Nino D’Angelo, Ilaria Porceddu, il talento straordinario di Valentina Giovagnini che ricordiamo con immenso piacere, nel 2002 cantava nelle Nuove Proposte il brano Il passo silenzioso della neve e anche in quel caso ottennero il Premio per il miglior arrangiamento. Ma la musica non passa solo da Sanremo e Clemente Ferrari collaborato dal vivo ed in studio con tantissimi artisti che condividono in realtà dei suoni, delle corde: Fiorella Mannoia, Patty Pravo, Carmen Consoli, Marina Rei, Simone Cristicchi, Niccolò Fabi, Riccardo Sinigallia, Bandabardò, Luca Carboni.

E’ calabrese, è nato in Calabria e ha compiuto i primi studi classici in pianoforte e fisarmonica a Vibo Valentia, ma la sua arte ha toccato poi oltre tutta l’Italia anche la Spagna e il Messico.

Tra i suoi ultimi lavori ha realizzato in qualità di direttore d’orchestra ed arrangiatore l’opera sinfonica Alchemaya scritta da Max e Francesco Gazzè e perciò lo abbiamo raggiunto per confrontarci con chi spesso pur non avendo i riflettori accesi tiene il coltello dalla parte del manico, tiene in una mano una bacchetta.


Qual è lo stato della musica oggi?
Traballante, paradossalmente, nonostante la possibilità che c'è oggi di realizzare qualsiasi cosa anche in casa. Infatti in molti dei dischi che si ascoltano le idee primarie sono fatte in casa, e spesso anche parte delle registrazioni che poi rimangono nel disco, sono cose che alcuni fanno a casa provando con le chitarre ecc. Una volta si andava in studio dall'inizio, si faceva l'arrangiamento, arrivavano i musicisti e c’era più creatività ed interazione… adesso si usano i computer.

E questo a cosa porta?
Porta che ciascuno può realizzare un disco da solo senza generare idee dal confronto. Che poi sia bello o brutto, di qualità o no, è sempre un disco, con delle parole, dei testi, delle idee. Per cui c'è una saturazione estrema di proposte. A questo aggiungi che ormai la musica non si paga più, non c'è più un indotto: se vuoi ascoltare un brano vai su youtube, te lo ascolti, te lo scarichi addirittura, senza pagare nulla o quasi! Ormai la produzione musicale è incontrollata, per cui se ne consuma molta più rispetto a quando ero ragazzo. Molta di più, ma se ne paga molto meno, eppure i dischi costavano di più ai miei tempi quando per un quotidiano pagavi 150 lire, un disco costava 5 mila lire. Adesso un cd ha il prezzo di una pizza. È una situazione estremamente critica alla quale, probabilmente, non si dà il giusto spazio di riflessione.

Ma quindi perché secondo te, se alla fine non ripaga, sempre più giovani si buttano nel campo musicale?
Ti ripeto… perché è facile. Mentre una volta per fare un disco dovevi andare a Roma o Milano, prendere un appuntamento con la casa discografica e passare una rigida selezione nella speranza che ci fosse il talento, adesso invece basta avere un computer, si produce un brano con un testo che dice che l'acqua è bagnata, lo si mette su youtube e se a qualcuno piace avrà delle visualizzazioni e sei già un artista! Prima questo non era possibile e uscivano fuori quelli che veramente avevano qualcosa da dire. Quindi è una vetrina per tutti, ma è talmente intasata, perché non c'è un filtro, che la speranza di emergere è quasi nulla. Un tempo c’era più selezione artistica o comunque di target.

Il Festival di Sanremo può fare da filtro?
Sanremo è un filtro ed un’importante vetrina, ma sai cos'è la cosa strana di Sanremo? È  una manifestazione che ha una sua magia inspiegabile. Ci sono tante prove con l'orchestra, si prova molto di più a Sanremo che non per un concerto qualsiasi, eppure c'è sempre questa tensione anche fra gli artisti che conoscono bene il palcoscenico. Sanremo ha un'atmosfera magica. Sanremo ha il clamore e soprattutto quest'anno ha messo al centro la musica, non lo spettacolo ed io ho apprezzato tantissimo la scelta di non fare le cover.

Perchè?
Perché gli altri anni si chiedeva agli artisti di cantare anche una cover nella serata di venerdì, ma essendo il Festival della canzone è giusto cantare la propria canzone, magari in un'altra veste, ma sempre lo stesso brano. Che senso ha che un artista canti Fatti mandare dalla mamma o Volare? Lo si fa per gli ascolti, ma la canzone perde il suo baricentro.

Tu al Festival hai diretto l'orchestra per Barbarossa, Eva e Max Gazzè e con Gazzè hai vinto anche il Premio per il miglior arrangiamento, ma quanto è difficile per voi che lavorate prima in studio, dover poi adattare il tutto con un'orchestra e quindi anche strumenti diversi rendendo la qualità del suono sempre di ottimo livello e simile a quello che poi ascolteremo nel cd?
La quasi totalità dei cd nella musica pop non si avvale dell'uso di un'orchestra sinfonica… è molto raro. Normalmente quando fai un disco il centro apicale è la band e quindi poi dal vivo lo puoi riproporre, non verrà mai uguale, ma quello è… ed il brano di Gazzè è stato l'unico brano in gara che non si è avvalso di chitarre elettriche, batterie, basso elettrico. È un brano sinfonico senza l'uso di ritmiche, ma Max ha portato questo brano perché il suo nuovo disco, Alchemaya, che è appena uscito è un'opera sinfonica registrata con l'orchestra sinfonica di Praga, da me diretta, strutturata in brani che parlano dell'origine dell'uomo, parlano della congiunzione fra diverse religioni, raccontano leggende, un disco impegnativo e intellettualmente spesso.

Magari in tanti si aspettavano il classico Gazzè con la canzone che avrebbe fatto ballare tutta la platea?
Sì, ma lui ha avuto tanto coraggio perché Sanremo ti può distruggere e può buttare giù quello che hai costruito negli anni precedenti. Il suo brano alla fine è piaciuto, la critica è entusiasta, ma ha veramente avuto tanto coraggio nel presentare una canzone che non è nemmeno radiofonica, ha voluto presentare quello che fa ora e non è la canzoncina che piace ai bambini.

Ma ci ha fatto andare tutti in Puglia a scoprire posti stupendi?
Il testo è una poesia, di raffinata tecnica lessicale e di stile che narra di questa leggenda bellissima tra le coste del Gargano. Un bel brano sia dal punto di vista musicale che per il testo che poi è una storia d'amore molto sofferta, ma molto bella.

E' un lavoro a cui tieni molto?
Con Max Gazzè io collaboro da tanti anni e per questo nuovo disco mi sono occupato degli arrangiamenti, della direzione e dell'orchestrazione e ci ho lavorato quasi un anno perché ho scritto tutte le orchestrazioni di 24 brani sinfonici per più di 60 elementi.

Queste sperimentazioni continue di Max Gazzè sono una ricerca verso nuovi suoni, nuovi mondi?
Per come lo conosco io Gazzè è un artista in continua ricerca che è pronto a sovvertire ciò che ha fatto e che gli ha dato sicurezza. Anche i primi dischi di Max - che sono difficili da trovare - sono totalmente sperimentali, lui non si infila mai in argomenti di facile demagogia, ha una sua idea, ma non esprime sentenze, parla di amore e delle cose che sa e che capitano a chiunque di noi. E credo che in Max la gente apprezzi questo: non scrive le tavole delle legge, ma usa un linguaggio che non è mai banale.

Tu dicevi prima quanto lavoro c'è dietro ad una canzone, ma voi direttori d'orchestra avete lo spazio giusto a Sanremo?
Il direttore d'orchestra ha il delicato compito di far suonare nel modo migliore possibile l'orchestra che a Sanremo è una formazione ritmico-sinfonica, il che vuol dire che ci sono strumenti sinfonici, pochi per la verità, perché non ci sono i clarinetti bassi, non c'è il fagotto, ecc., ma ci sono anche le tastiere, le chitarre e il direttore d'orchestra deve capire come far suonare bene gli archi o gli ottoni, ma anche come si programma un synth o se il chitarrista sta usando il pedale giusto, cose che nell'ambiente classico non esistono e quindi devi intenderti di entrambe le cose. Hai la responsabilità di far sì che suoni bene l'orchestra, col linguaggio adeguato per il brano. Ti presentano all'inizio, ma poi non è che il direttore abbia tanto spazio visivo: io ho visto pochissime inquadrature sui direttori, Vessicchio lo hanno inquadrato un po' di più perché oltre ad essere un grande Maestro è un personaggio pubblico. Ma a noi in realtà questo interessa poco: a noi interessa che il risultato sia positivo, nobile, ma soprattutto efficace. La figura del direttore secondo me è un po' marginale, ma il suo compito è fondamentale a Sanremo.

Concludiamo con una domanda semi-seria. Hai una nota musicale preferita?
Non esiste una nota musicale preferita, le note sono tutte uguali, dipende come le usi.


Max Gazzè - “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” - Sanremo 2018
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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